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C'era una volta un ragazzino nato a Roma, nel giorno subito dopo il 6 Gennaio. Fu interessante come giorno, dicevano che invece della cicogna mi portò la befana a me, per qualche tempo avevo vissuto un complesso con questa festività. Perché a me la befana ed agli altri la cicogna? Volevo essere normale, ebbene, capì che da lì ad alcuni anni, la normalità, per me, sarebbe stata un'ambizione.
Risparmio alcuni dettagli sulla storia della mia famiglia, le cose significative sostanzialmente sono riassumibili con poco. Mio padre è morto quando ero piccolo e la mia famiglia è stata piuttosto indaffarata, per cui sono cresciuto nell'ambiente di Monteverde a Roma come fosse stata casa mia. C'è una ragazza che si chiama Federica ed insieme a lei e Noemi giocavamo sempre lavorando molto di fantasia, facevamo una sorta di "olimpiadi" tra di noi ogni tanto ma chi arrivava primo era Massimiliano, un altro mio grande amico d'infanzia (e lo è tutt'ora) , poi venivo io ed infine gli altri. Insomma, ero l'eterno secondo, ma non mi facevo tutti i problemi che si facevano i grandi, a me bastava divertirmi. E così era. La libreria del nonno, la caccia al tesoro, una valanga di cose tutte inventate. Il lato fantasioso del mio cervello era già in forte sviluppo sin da allora.
Compravo Dylan Dog dal mio giornalaio di nascosto, non volevano che li leggessi, lì scoprìì il mio lato anarchico. Se volevo leggerli, li leggevo. Un divieto non era abbastanza, come dice un amico mio "se c'è una strada io ci vado, non è che mi fermo perché c'è il tondino rosso con la striscia bianca in mezzo" (divieto di transito ndr). Avevo inoltre una vaga passione per topolino tanto nelle estati da collezionarne i regali, disegnavo molto e poi c'erano le elementari, un periodo bellissimo, perché non sapevo nulla del mondo. Quando ho saputo ero fuori dalle elementari.
Passavo pomeriggi interi a giocare anche con il mio coniglio nano, lo lanciavo da una parte all'altra del salone e mentre scivolava lo riacchiappavo per rilanciarlo. Prima o poi verrò punito per questo, forse con il lavoro che faccio sto scontando la pena del mio coniglio nano. Preso e sbatacchiato da una parte all'altra dell'Italia che non faccio in tempo a fermarmi che riprendo a viaggiare. Mah...
Volevo fare il dottore, l'ortopedico, mi affascinavano le ossa umane e come faceva questa preziosa architettura d'avorio a reggere tanti chili quanti ne pesa un corpo umano di solito (il che è molto variabile). Studiavo molto, mi piaceva, passavo pomeriggi interi a ripetere delle coltivazioni di patate in geografia, degli studi in storia, ma questo dalla quarta elementare in poi, prima ero una zappetta e non mi andava mai di andare a scuola. Il resto continuerà nel prossimo capitolo...