La casa di Dante
Canto Terzo dell'Inferno.
Così inizia la mia ricerca culturale verso il Sommo Dante Alighieri.
Spiegato dalla dantista francese Jacqueline Risset con toni che ho ritenuto quasi caritatevoli per uno come me, quasi comprensibili, e discorso ripreso poi insieme alla famosa mia zia con cui ho vissuto due anni, mi sono accorto che non è possibile per un italiano non cercare almeno una volta nella vita il contatto con la Divina Commedia. Il contatto vero, quello spontaneo, non scolastico.
Sentirsi spiegare il canto terzo da una persona che lo studia da una vita ti permette di avere due, se non più, prospettive per leggerla.
Le famose visioni allegoriche della Divina Commedia verso le quali con discussioni interessanti ho potuto addirittura forse scorgerne una terza, quella iniziatica.
Ovvero, Virgilio come iniziatore di Dante.
Certo, una rondine non fa primavera e la mia testa può contenere tante di queste belle cose quanto una tazzina di caffé può contenere un elefante.
Quindi, andrò un po' più con calma qui scrivendo.
Mi limiterò a dire che è un'esperienza spettacolare, entrare in quella casa. Sembra di tornare indietro di cinquecento anni ma non solo, le persone che si interessano, fatta eccezione forse per qualche studente universitario (tra i quali io) sembrano quasi di una cerchia che non appartiene alla quotidianeità o meglio, di una cerchia che è forse talmente oltre con la visione di Dante che sarebbe un insulto soltanto provarla a spiegare dallo stagno di ignoranza in cui navigo in questo momento.
Aldilà di questo, ho avuto il privilegio di poter assistere a tale dedizione per l'opera Massima della Letteratura Italiana. Ho avuto il privilegio di far filtrare in me quelle spiegazioni, quei paragoni classici, quelle metafore sfuggite ai più di Enea, quella chiarezza anche solo nelle parole che mi ha sempre obbligato a rifiutare di leggere la Divina Commedia.
Non mi è mai piaciuto leggere qualcosa che non capisco, finalmente, ora, ho modo di poterlo fare.
Adesso, questi versi, comincio a vederli con un po' più di luce e comprensione :
Per me si va ne la città dolente
per me si va ne l'etterno dolore
per me si va tra la perduta gente.
Auguro una buona ricerca anche a voi, se vorrete capirli meglio.
Dopotutto, le cose più belle, vanno sempre sudate.
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